TTIP – Transatlantic Trade and Investment Partnership

TTIP

Nel Giugno 2013, il presidente Obama ha avviato i negoziati con l’Unione Europea sulla strutturazione e concretizzazione del trattato europeo-americano in materia di commercio e investimenti: il TTIP (per saperne di più, Il Post – TTIP). 

Un trattato che fin ad oggi è ancora troppo segreto e che ha creato una divisione (una sorta di “bivio” intellettuale) tra cittadini e lavoratori  contrari alla sua realizzazione e quelli non. Dalla parte amica, i sostenitori continuano a ribadire che sarà uno strumento necessario per far aumentare il PIL mondiale (tra lo 0,5 e 1%), per portare nuove opportunità di lavoro e di sviluppo economico.

Quello che è interessante capire, magari a priori, è se e con quale entità verranno modificate le leggi già esistenti, che da un lato rendono più difficili gli scambi economici (es. alcune differenze burocratiche tra Europa e U.S.A.) ma dall’altro proteggono e tutelano i cittadini (es. gli alti standard europei in materia di controlli sanitari o il principio europeo della precauzione in ambito chimico).

Tale “bivio” è costituito da due pensieri opposti: alcuni pensano che il TTIP porterà a un cambiamento nell’assetto legislativo sia in U.S.A. sia in Europa, largamente a favore delle grandi imprese imprenditoriali dei due paesi; altri, invece, ritengono che solo grazie a questo trattato più elastico e aperto si configureranno le opportunità di crescita e sviluppo economico (e quindi più posti di lavoro), utili a ridar impulso all’economia occidentale.

I due stati mettono in gioco 50 paesi americani e 28 nazioni europee, per un totale di 820 milioni di persone; in oltre la somma dei pil dei due paesi corrisponderebbe a quali la metà del pil mondiale: già solo dalla lettura di questi numeri, si intuisce la rilevanza e l’entità degli effetti di questo trattato.

L’accordo in materia di commercio e investimento tra U.S.A. e Unione Europea si basa sull’apertura di una zona di libero scambio e su una semplificazione e un miglioramento delle normative, abbattendo i vincoli non legati ai dazi (Non-Tariff Barriers, NTB).

Il trattato TTIP è composto da tre aree principali: 1) accesso al mercato (scambio bilaterale di merce, liberalizzazione di servizi e appalti pubblici, tutela degli investimenti), 2) ostacoli non tariffari, 3) questioni normative.

La caratteristica di questo trattato, che ha già raccolta in Europa più di 3,2 milioni di firme di cittadini contrari alla sua attuazione, è la eccessiva segretezza sui contenuti e sulle caratteristiche delle varie parti che compongono il testo del TTIP. All’inizio di Ottobre 2104, l’Unione Europea ha pubblicato un documento ufficiale, de-segretandolo, in cui attesta la sua partecipazione ai negoziati commerciali con l’U.S.A.

Molto interessante è il binomio tra TTIP e agricoltura, in quanto l’Europa, ma soprattutto l’Italia, sono grandi esportatori di prodotti alimentari di altissimo livello. Anche in relazione a ciò esistono due correnti di pensiero differenti; ma spesso le argomentazioni di una e dell’altra parte risultano esser poco strutturate e fondate su tesi poco certe.
Per analizzare e capire meglio il legame tra questo accordo e il mondo dell’agricoltura, vi segnalo due articoli molto interessanti. “TTIP: le conseguenze per l’agricoltura” di Valentina Ferrara e “TTIP e agricoltura: tra paure eccessive e speranze infondate” di Luca Salvatici.

Pro TTIP:

Center for Economic Policy Research di Londra, Aspen Institute.
Paolo De Castro, in un intervista rilasciata al Corriere Ortofrutticolo e al Resto del Carlino, spiega che bisogna chiudere le trattative subito, oppure si rischia di dover accettare delle modifiche dettate dalle sfavorevoli (per l’Europa) condizioni approvate dal TPP (Trans-Pacific Partnership, trattato che suggella accordi commerciali tra U.S.A. e 11 Paesi del Pacifico). Ha aggiunto, inoltre, che prodotti ogm e carni trattate, standard qualitativi e sanitari europei non saranno trattati.

Contro TTIP:

Attac Italia, Slow Food, Campagna Stop TTIP, Green Peace: tutte si sono già mosse da diversi mesi in una massiccia raccolta fondi, al fine di far capire a Bruxelles che questo accordo (a detta loro) non porterà benefici, bensì rischierà di “far abbassare il livello di guardia” sui controlli e sulla qualità dei prodotti (anche quelli alimentari) che circolano in europa.