SOLO SOTTO LA LUNA DELLA ROMAGNA, PUÒ NASCERE UNA PIADINA ROMAGNOLA IGP. DIFFIDATE DALLE IMITAZIONI!

SOLO SOTTO LA LUNA DELLA ROMAGNA, PUÒ NASCERE UNA PIADINA ROMAGNOLA IGP. DIFFIDATE DALLE IMITAZIONI!

Il Consorzio di Promozione e Tutela della Piadina Romagnola IGP ha dato avvio a un nuovo progetto che si svilupperà nel biennio 2019/21 con l’obbiettivo di promuovere il valore del prodotto Piadina Romagnola IGP e il suo forte legame con la Romagna difendendone l’identità, la storia e i valori di unicità ed eccellenza.
Il progetto, finanziato attraverso il Piano di Sviluppo Rurale della Regione, è rivolto soprattutto al mercato nazionale e tedesco, tramite azioni specifiche che coinvolgono web, fiere ed eventi atte a consolidare il suo rapporto con i consumatori.
L’impegno a tutelare il prodotto dalle imitazioni ha dato i suoi frutti già nel 2018 con il 50% della produzione totale di piadina certificata IGP e distribuita in GDO, ristorazione e chioschi.

 

COSA DIFFERENZIA LA PIADINA ROMAGNOLA IGP DA UNA PIADINA QUALUNQUE?
Innanzitutto, come suggerisce l’acronimo, a renderla unica è la zona geografica di produzione, che riguarda alcuni comuni situati nelle province di Rimini, Forlì-Cesena, Ravenna e Bologna. Il prodotto ha due varianti che si differenziano per dimensione: la Piadina Romagnola è più piccola e più spessa, mentre la Piadina Romagnola alla Riminese è più sottile e più grande. Ciò che le accomuna sono gli ingredienti ed il metodo di produzione: farina di grano tenero, sale, grassi (olio d’oliva o strutto), agenti lievitanti e acqua. L’impasto ottenuto viene suddiviso in palline che vengono poi laminate a mano con il mattarello oppure meccanicamente, fino ad ottenere dei dischi di sfoglia cotti poi su piastra a 200/250 °C per un paio di minuti per ciascun lato.

 

UN OCCHIO RIVOLTO AL GUSTO, L’ALTRO ALLA BILANCIA.
Ci sono validi motivi per celebrare questo prodotto anche al di fuori della Romagna, motivi che abbracciano non solo la sua bontà ed il legame alla tradizione ma anche il suo aspetto nutrizionale. Se la versione più tradizionale contiene lo strutto, la versione più leggera, per chi è più attento alla salute, è quella a base di olio vegetale. Quest’ultima presenta un ridotto contenuto di calorie (285 kcal circa), è povera di sale e l’apporto lipidico è prevalentemente costituito da grassi insaturi (i cosiddetti ‘grassi buoni’). Associata a una fonte di proteine nobili (carne, pesce, formaggi) e a una di fibre, rappresenta un pasto completo dei macronutrienti principali, da consumare a pranzo o cena. Un classico della tradizione riminese, che rappresenta un piatto bilanciato, è la Piadina con sardoncini, radicchio e cipolla.

 

QUALCHE DATO.
In Italia, nel 2018, sono state prodotte circa 47.000 tonnellate di Piadina, di cui 38 mila per la grande distribuzione (dati 2018), con un incremento del +6.2% rispetto all’anno 2017. A queste si aggiungono poco più di 8 mila tonnellate equamente divise fra ristorazione e chioschi. Il valore alla produzione della Piadina in generale (IGP e non) è di 160 milioni di euro nella GDO, con un aumento del 5.5% rispetto al 2017. Un dato rende l’idea della crescita esponenziale della Piadina IGP: nel 2014 era 6.768 tonnellate, nel 2016 era 12.100 tonnellate, nel 2017, 13.500 nel 2018 è di 20.250.

 

IL CONSORZIO.
Nasce nel 2011 con l’obbiettivo di mettere in atto iniziative tese a promuovere e valorizzare il prodotto. È presieduto da Alfio Biagini e attualmente conta 13 iscritti:
Adp (Riccione), Alimenta Produzioni (Riccione), Artigianpiada (Cerasolo), Deco Industrie (Bagnacavallo), Gastone (Ravenna), Gitoma (Bagnacavallo), Global Food (Misano), Negroni Umberto (Castel Guelfo), Pagliacci Marilena (Cervia), Piada d’Oro (Saludecio), Riccione Piadina (Riccione), Riviera Piada (Rimini), F.lli Maioli (Cervia).



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