Prosecco, territorio Patrimonio dell’Umanità

Prosecco, territorio Patrimonio dell’Umanità

Buono, italiano, famoso. E ora il Prosecco è anche candidato a Patrimonio Universale dell’Umanità.

Il territorio del Prosecco, che ha dato il nome a uno dei più noti vini al mondo, punta al prestigioso riconoscimento internazionale assegnato dall’Unesco.

Tra le ragioni della candidatura il rispetto dell’ambiente, delle tradizioni, il rapporto sostenibile tra uomo e ambiente, la pratica agraria pressoché manuale.

“Questo non vuole e non può essere un riconoscimento al Prosecco”, chiarisce il Presidente del Veneto Luca Zaia.

Quel riconoscimento, da tempo, lo hanno già assegnato i consumatori di tutto il pianeta. Vuole essere il riconoscimento alla bellezza, a un paesaggio sorprendente proprio perché plasmato, giorno dopo giorno, secolo dopo secolo, da uomini capaci di entrare in simbiosi con una terra bellissima e dura”.

Incastonate tra le Alpi e la laguna di Venezia, le colline del Prosecco DOCG di Conegliano e Valdobbiadene, e del Prosecco Superiore di Cartizze, riflettono un percorso ultra millenario di adattamento – mai di trasformazione o sfruttamento – a un territorio periferico, irto e fragile.

Nel continuo rispetto di una terra che è madre e sorella, mai serva.

Emblematico è il caso della cosiddetta “viticoltura eroica”, in cui la potatura, la crescita e la raccolta dell’uva vengono (e)seguite manualmente da una rete di migliaia di piccoli agricoltori.

Questa pratica caratterizza le alte colline a “corde”, esposte al sole e ai venti, dove a causa delle asprissime pendenze è impossibile introdurre qualsiasi forma di meccanizzazione.

La parte collinare a sud, più dolce, ha invece permesso l’impianto di vigneti moderni. Così, metro dopo metro, una terra di rovi e ortiche è stata sottratta alla sua desolazione.

Prosecco territorio

Raro caso di antropizzazione, questo, in cui l’uomo ha saputo cogliere l’essenza e la caparbietà di un territorio e – invece di gettarle in pasto a trattori e vendemmiatrici – le ha trasformate in punti di forza, arrivando ad agire in situazione estreme, all’apparenza impossibili, pur di liberare le potenzialità nascoste, e quindi inespresse, dei luoghi.

Di un paesaggio che ha ispirato Giorgione, Tiziano, Giovanni Bellini, Cima da Conegliano e gli altri maestri del Rinascimento veneto e da cui è impossibile non rimanere incantati.

Chiedere la tutela UNESCO su questo territorio significa proteggere la bellezza, un microcosmo, un modello di successo e riscatto sociale.

Da antica casa colonica ad agriturismo di charme. A chi ama la natura e la quiete il Maso di Villa a Collalto (Susegana, TV) offre un soggiorno di totale relax in una deliziosa atmosfera country chic.

Le sei camere (senza televisione ma con viste mozzafiato) sono un tripudio di morbidi tessuti fioriti, travi a vista, mobili d’inizio ‘900, fiori e porcellane.

Il relais è circondato da cinque ettari di proprietà, tra ulivi, alberi da frutto, e il vigneto, in cui sono prodotti i vini a denominazione Colli di Conegliano Rosso, tra cui il Nasi Rossi, con varietà di uve merlot, cabernet sauvignon, cabernet franc.

 

(Fonte: l’articolo è uscito sul QN del 29 dicembre 2016   foto: redazione)