PREGI E DIFETTI DELL’ACQUA MINERALE IN BOTTIGLIA: CONOSCERLA PER SCEGLIERE QUELLA GIUSTA

PREGI E DIFETTI DELL’ACQUA MINERALE IN BOTTIGLIA: CONOSCERLA PER SCEGLIERE QUELLA GIUSTA

Senza acqua non c’è vita. Sembra scontato affermarlo in una parte del mondo abituata ad averne in quantità smodate e che le impiega, spesso, senza coscienza. Imparare a conoscerla, e a valorizzarla, è un aspetto fondamentale per la tutela di una fonte naturale di cui il nostro paese è ricchissimo ma che rischia, visto il progressivo scioglimento dei ghiacciai, di perdere.

Il business delle acque minerali, così chiamate perché per ‘legge’ (Dlgs. nº 176 dell’8 ottobre 2011) presentano alcune caratteristiche organolettiche particolari – e dichiarate –  rispetto a quella del rubinetto domestico, frutta ogni anno centinaia di milioni di euro. L’Italia con un’esportazione di  1,3 miliardi di litri, per un valore di 480 milioni di euro, si posiziona, con 168 stabilimenti che imbottigliano oltre 300 marche di acqua minerale,  al secondo posto nella zona Europea come attore sul mercato, dopo la sola Francia, esportando in tutto il mondo con i suoi maggiori brand (San Pellegrino, San Benedetto, Sant’Anna..) e imponendosi nel consumo globale come terza nazione dopo Messico e Thailandia. Sono oltre 206 i litri di acqua in bottiglia consumati annualmente a persona nel nostro paese (fonte Censis), numeri praticamente quadruplicati in poco più di trent’anni (dal 1985, quando venivano consumati 65 litri all’anno, si è registrato un aumento del 47%). L’acqua italiana costa tendenzialmente meno (0,21 centesimi) rispetto a quella straniera (0,35) e questo consente un maggior spazio per muoversi sul mercato e sui consumi. L’export costituisce il 10% della produzione nazionale ma corrisponde al 17% di tutto il suo valore, un aspetto che ha portato a una serie di critiche e di proposte (mai effettivamente andate in porto) per limitare l’arricchimento dei gruppi produttivi su questo bene comune. Solo l’1-2% dei ricavi rimane, infatti, alle Regioni di provenienza, mentre i costi di produzione più elevati riguardano l’imbottigliamento e il trasporto, lasciando ampi margini di guadagno per i produttori. Il ciclo di produzione vede l’impiego di numerosi passaggi, fatti per mantenere il più possibile le qualità organolettiche dell’acqua dalla fonte al consumatore.

 

(Fonte Mineracqua)

Sono principalmente due i problemi che ruotano attorno al consumo dell’acqua minerale: il suo impatto nell’ecosistema e il rischio che proviene dalla contaminazione di microrganismi dannosi per la salute. Nonostante da anni le ricerche sulla biodegradabilità dei contenitori in plastica e la sensibilizzazione della popolazione sull’importanza del riciclo, immagini come quelle del Pacific Trash Vortex, l’isola di rifiuti che da anni gira per l’Oceano Pacifico dove ha accumulato un’area più grande della Penisola Iberica e più estesa della superficie degli Stati Uniti, continuano a far riflettere. In questo senso alcune aziende si sono attivate come, ad esempio, le campagne di Sant’Anna (prima al mondo con una bottiglia 100% bio), Nestlè Pure Life e Levissima, con la produzione di bottiglie biodegradabili, lanciate sul mercato proprio per sposare una direzione di tagli degli sprechi e dell’impatto sul pianeta. Poco a poco ogni grande azienda, con tempi lunghissimi ancora, sta cercando di adottare contenitori sempre meno invasivi dal punto di vista ambientale ma la strada, però, rimane ancora lunga, anche se il mercato sembra essere pronto.  Il successo del crowfunding di Ooho che ha raccolto 848.850 sterline, più del doppio di quanto richiesto sulla piattaforma, da Skipping Rocks Lab, il cui obiettivo è proprio quello di ridurre il consumo di bottiglie in plastica, è un esempio interessante di come le persone comincino a rendersi conto dell’impatto che ha il proprio consumo sul mondo che vivono. Il loro sistema prevede l’eliminazione delle bottiglie di plastica che generano, in media, 300 milioni di CO2 per la loro produzione.

 

LE ACQUE MINERALI CON CONFEZIONE BIODEGRADABILE

 

  • SANT'ANNA BIO BOTTLE: A fine 2008 Sant’Anna è il primo marchio al mondo a lanciare nel mass market una bottiglia da 1,5 litri 100% biodegradabile. Anche oggi Sant’Anna Bio Bottle da 1,5 litri e da 1 litro è la prima e unica linea di bottiglie compostabili presente in Italia.

 

 

Il rischio di contaminazione dell’acqua in bottiglia ha, negli anni, portato al ritiro di numerose quantità di lotti. Orb ha condotto uno studio sulle marche principali alla ricerca della quantità di microplastiche, dannose per la salute in quanto, sedimentandosi nel nostro corpo portano allo sviluppo di intolleranze e malattie gravi. I risultati sono stati tutt’altro che confortanti, evidenziando come, anche in materia di acqua in bottiglia, alcuni problemi sono stati sottovalutati, soprattutto per quanto riguarda l’informazione al consumatore. Solo il 35% degli intervistati, ad esempio, conosce la problematica delle microplastiche ma ben il 95% ha dichiarato di essere interessato ad approfondire questo argomento. La risposta dei grandi brand testati (Pepsi&Co, Nestlè, Coca-Cola) ha cercato di mettere in dubbio il metodo utilizzato da Orb, in quanto potrebbe generare falsi positivi e, in relazione alle microplastiche e ai danni che potrebbero generare sulla salute non ci sono dati certi. L’Oms, tuttavia, si è mostrata sensibile al problema, dichiarando di prevedere una approfondimento di tale problema per la tutela del consumatore.

 

 

L’acqua minerale, quando priva di queste caratteristiche, rimane un’ottima alleata per mantenere il proprio corpo sano e attivo, specialmente perché bere tanto consente di mantenere vive le funzioni renali, muscolari e ossee, abbassa la pressione sanguigna ed è un alleato nella lotta al colesterolo. Saper leggere le etichette consente, anche, di scegliere fra la vasta scelta che propone il mercato quella più adatta al proprio corpo.

 

 

CONOSCERE L’ETICHETTA PER SCEGLIERE LA PROPRIA ACQUA

 

  • RESIDUO FISSO: È forse uno dei parametri più conosciuti e pubblicizzati e riguarda la mineralizzazione dell’acqua minerale, ovvero l’insieme dei sali minerali disciolti (sodio, potassio, magnesio, calcio, solfati, cloruri e bicarbonati). Chi soffre di acidità di stomaco potrebbe trovare giovamento in un’acqua ricca di bicarbonato, utile anche nelle patologie renali e per chi pratica sport, poiché è in grado di tamponare l’acido lattico. Se ricca di solfati, invece, l’acqua è lievemente lassativa e quindi indicata in caso d’insufficienze nell’apparato digerente. L’acqua clorurata è equilibratrice dell’intestino, delle vie biliari e del fegato, ha azione lassativa e purgativa tipica delle acque salse o salso solfate.

 

 

UNO SGUARDO AL MERCATO

 

In termini di marketing i produttori di acque minerali si affidano, principalmente, ai media classici, non sfruttando ancora del tutto le nuove piattaforme social di nuova generazione. Pubblicità televisive come quelle di Levissima – Messner, frutto anche di un placing legato a determinati momenti ad alta concentrazione come, per Acqua Lete e Uliveto gli eventi sportivi o Rocchetta con Miss Italia, la maggior parte delle aziende non si serve particolarmente della comunicazione per promuovere i propri prodotti, puntando, piuttosto, sulla pubblicizzazione dei prodotti derivati (bibite, tè, ecc..). Riuscire a coinvolgere i consumatori e fidelizzarli attraverso un corretto uso dei social network, creando campagne ad hoc che presentino il prodotto e cerchino, perchè no, di sensibilizzarlo sui pregi e l’importanza dell’acqua nella nostra alimentazione sarebbero uno buon punto di partenza per l’era dell’acqua 2.0.



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